sabato 9 ottobre 2010

Altre riflessioni

Il volto di Concetta, lo sguardo pietrificato e sconvolto, davanti alle telecamere. E a noi. Il volto di Concetta: la bocca semiaperta, l’espressione attonita, la sofferenza che non si metabolizza. È successo mercoledì notte e dall’altra parte dello schermo c’eravamo noi, un frammento di Italia: un po’ solidale un po’ guardona. Di nuovo, per la seconda volta nella nostra storia -dopo la notte di Vermicino- una morte in diretta. Di nuovo una maratona di “teledolore” che ci frigge nella carne, una madre che apprende la morte della figlia e la colpevolezza del cognato in pochi minuti, esponendo il suo sconcerto, costretta a mostrarsi indifesa al mondo. Quanti segni da decifrare in quella inquadratura. Concetta nel tinello della casa di sua sorella, apprende in quel momento dalla tv, che è anche la casa dell’assassino di sua figlia. Siede al fianco di sua nipote. Che però, apprende in quel momento dalla tv, è anche la figlia omertosa che forse proteggeva il padre. E che forse lo subiva: nipote complice e vittima. Scopre tutto questo e noi lo scopriamo con lei, in un gioco perverso: lo spettacolo sono le notizie, ma anche il modo in cui rimbalzano sul suo viso: se piange, se tace, se si dispera, se capisce o soccombe. In mezzo il grande circo di una provincia contadina: la difficoltà di difendersi di una famiglia semplice, che dopo aver guardato per anni la TV, ci si ritrova dentro, masticata e digerita.In mezzo -come lampi di una telenovela tragica- ingenuità e violenza: un avvocato che non riesce a proteggerti, i filmini matrimoniali dello zio-cognato-assassino, le interviste bugiarde in cui piangeva come un vitello, lanciando appelli lacrimevoli e depistanti: “Torna Sarah!!” E le domande della Sciarelli alla figlia: “Quelli erano i giorni felici, vero?” La cosa più pericolosa, mentre un intero paese deve ancora metabolizzare il trauma di questa angoscia spettacolarizzata è la violenza della TV del dolore, così calda protettiva e rassicurante mentre la ingerisci, così dolorosa quando spegni. La cosa più facile e sbagliata, invece, è cercare un capro espiatorio per autoassolversi. Oppure dare la caccia a “un mostro”, liberarsi del dolore tramutandolo in rabbia, magari invocando corda e sapone, un linciaggio che lavi con il sangue le macchie oscure. Nessuno di noi, soprattutto i giornalisti TV -io che scrivo- sa cosa significhi trovarsi a bordo di un treno in corsa mentre cadono le bombe. È difficile capire se Federica Sciarelli, la conduttrice di Chi l’ha visto?, che spesso è riuscita a muoversi con passo lieve in mezzo alle peggiori sciagure, sia consapevole sino in fondo del paradosso che il suo programma ha prodotto. La diretta era padrona di tutto: dei carnefici e delle vittime. Riceveva le notizie delle indagini in modo quasi reale, ma allo stesso tempo aveva “in ostaggio” le vittime. Lo faceva oggettivamente, perché “il telefonino non prende”, e allora nemmeno i Carabinieri riescono a parlare con Concetta: solo la TV può decidere se liberarla o meno. Allo stesso modo è difficile capire se la Sciarelli sia pienamente consapevole che chiedere a una madre se “vuole interrompere la trasmissione?” non ha senso. Quando le forze dell’ordine vanno a spiegare a qualcuno che suo figlio è morto -se fanno bene il loro lavoro- portano uno psicologo, danno assistenza, non fanno domande. Il volto di Concetta, quel maledetto telefonino senza campo, le sue parole spezzate: “Stanno trovando un cadavere… È assurdo…”. È vero che la conduttrice le dava la possibilità di tirarsi fuori. Ma è altrettanto vero che per 2 ore e 42 minuti lei era dentro, la più indifesa di tutti noi: un tempo interminabile, in cui le notizie sono deflagrate in studio fra smentite e conferme, come bombe a frammentazione: “Qui c’è il Quotidiano di Puglia che dice…”. “Qui l’Agi conferma”. Anche la Sciarelli entrava in quel tinello come una bomba: “C’è Sabrina? Vuole parlare?” La tv possedeva tutti i testimoni e tutti i personaggi del dramma, li “deteneva” (nel senso letterale) e anche quando loro si ritraevano dal suo sguardo ustorio, ci spiegava cosa accadeva, come in un reality: “Sabrina sta telefonando”, spiegava l’inviata. Ed era sempre lei a offrire un bicchier d’acqua a Concetta, non i padroni di casa. Dentro questa storia ci sono stereotipi antichi e piccoli misteri. C’è la differenza di classe, tra chi si può difendere dalla TV e chi non può. C’è il potere di controllo, che non si attenua concedendo la possibilità di uscita volontaria, ma che semmai si esalta nella forza suggestiva che ti spinge a dire no. Il vero mistero è proprio quel tinello. Perché la Sciarelli fa il programma a casa dello zio? “Perché lui era diventato -spiega- il cuore della storia”. Ma Michele era già sotto interrogatorio da ore. E la TV aspettava il suo ritorno, interrogando la sua famiglia e portandogli a casa la sua vittima. Però c’era una cosa che forse si doveva fare prima. Quando la Sciarelli ha saputo la verità su Sarah, non doveva, come ci ha raccontato , “provare a prolungare la trasmissione nella speranza che arrivasse una smentita”. Doveva chiudere il collegamento, liberarla, liberarci. Avere la forza di toglierci il nostro macabro spettacolo. Per il bene di Concetta. E anche per quello di noi, i guardoni di casa.
Luca Telese

Un po' di riflessioni

Siamo tutti vittime della stessa macchina. La macchina del dolore, che si nutre di casi umani e in cambio macina numeri dell’Auditel, quelli che fanno la gioia e il fatturato dei pubblicitari. Loro, i burattinai. Gli altri -giornalisti, pubblico, ospiti- i burattini. Colpevoli, naturalmente, ma solo di non avere la forza di strappare il filo. Federica Sciarelli è una giornalista in gamba e una persona perbene, ma forse ha mancato di freddezza. Avuto sentore della notiziaccia, avrebbe dovuto mandare la pubblicità e soltanto dopo, lontano dalle luci della diretta, rivolgersi alla madre in pena, invitandola ad allontanarsi dal video e a chiamare i carabinieri. Una questione di rispetto, ma in questa società di ego arroventati chi ha ancora la forza e la voglia di mettersi nei panni del prossimo, guardando le situazioni dal suo punto di vista?
Noi giornalisti siamo colpevoli di abitare il mondo senza provare a cambiarlo ed è una colpa grave, lo riconosco.
La consapevolezza del potere dei media accresce le nostre responsabilità, ma non può annullare completamente quelle degli altri. Mi riferisco anzitutto agli ospiti dei programmi. Il presenzialismo televisivo della mamma di Sarah ha l’attenuante della buona fede. Ma fino a qualche anno fa i parenti delle persone scomparse andavano in tv per il tempo minimo necessario a leggere un comunicato o pronunciare un appello. Poi si ritiravano nel loro sgomento. Adesso non trovano di meglio che bivaccare per giorni e giorni in tv: non davanti al video ma dentro. Spalancando alla prima telecamera di passaggio la stanza della figlia scomparsa e accettando di partecipare a una trasmissione come «Chi l’ha visto?» dalla casa del cognato, sul quale in quel momento già gravavano forti sospetti.

Non accuso la signora, è cresciuta con questa tv che sembra onnipotente, nel vuoto che c’è. Una tv che è vita meglio della vita e in cui il Gabibbo ha preso il posto del poliziotto, «Forum» del pretore e «Chi l’ha visto?» del detective Marlowe. Mi limito a riconoscere in quelle come lei la vera carne da macello televisivo. Carne che si immola volontariamente, nella convinzione che oggi la televisione possa darti tutto, persino tua figlia. Giornalisti emotivi, tronisti del dolore. Il ritratto di famiglia è quasi completo. Manca l’ultimo tassello, forse il più importante. I telespettatori. Le tante prefiche guardone che sputano sentenze dal salotto di casa. Ah, quanta sacrosanta indignazione! Peccato che durante il melodramma il pubblico di «Chi l’ha visto?» sia più che raddoppiato. Erano talmente occupati a indignarsi che si sono dimenticati di compiere l’unico gesto che potrebbe davvero cambiare questo sistema fondato sul pigro consenso del popolo: spegnere il televisore.
Massimo Gramellini

venerdì 8 ottobre 2010

Fatemi godere, giovani

El pueblo, unido, ... Fate tanto casino, siete i padroni del vostro domani.
Che vi sia chiaro il nemico di tutti, giovani e vecchi:

giovedì 9 settembre 2010

Oltre alla retorica

Due uomini, entrambi molto malati, occupavano la stessa stanza d’ospedale. A uno dei due uomini era permesso, per un'ora ogni pomeriggio, di mettersi seduto sul letto per aiutare il drenaggio dei fluidi dal suo corpo. Il suo letto era vicino all'unica finestra della stanza. L'altro uomo doveva restare sempre sdraiato.
I due uomini fecero conoscenza e cominciarono a parlare per ore ed ore. Parlarono delle loro mogli, delle loro famiglie, delle loro case, del loro lavoro, del loro servizio militare e dei viaggi che avevano fatto. Ogni pomeriggio l'uomo che stava nel letto vicino alla finestra poteva sedersi, e passava il tempo raccontando al suo compagno di stanza tutte le cose che poteva vedere fuori dalla finestra. L'uomo nell'altro letto cominciò a vivere per quelle singole ore nelle quali il suo mondo era reso più bello e più vivo da tutte le cose e i colori del mondo esterno.
La finestra dava su un parco con un delizioso laghetto, le anatre e i cigni giocavano nell'acqua mentre i bambini facevano navigare le loro navi giocattolo. Giovani innamorati camminavano abbracciati tra fiori di ogni colore e c'era una bella vista della città in lontananza. Mentre l'uomo vicino alla finestra descriveva tutto ciò nei minimi dettagli, l'uomo dall'altra parte della stanza chiudeva gli occhi e immaginava la scena. In un caldo pomeriggio l'uomo della finestra descrisse una parata che stava passando; sebbene l'altro uomo non potesse sentire la banda poteva davvero vederla, con gli occhi della sua mente, così come l'uomo della finestra gliela descriveva.
Passarono i giorni e le settimane.
Un mattino l'infermiera del turno di giorno portò loro l'acqua per il bagno e trovò il corpo senza vita dell'uomo vicino alla finestra, morto pacificamente nel sonno. L'infermiera si intristì molto e dovette chiamare gli inservienti per portare via il corpo.
Non appena gli sembrò appropriato, l'altro uomo chiese se poteva spostarsi nel letto vicino alla finestra. L'infermiera fu felice di fare il cambio e, dopo essersi assicurata che stesse bene, lo lasciò solo.
Lentamente, dolorosamente, l'uomo si sollevò su un gomito per vedere il mondo esterno. Si sforzò e si voltò lentamente per guardare fuori dalla finestra.
Essa si affacciava su un muro bianco.
L'uomo, che non sapeva darsi una ragione, chiese all'infermiera che cosa avesse potuto spingere il suo amico morto a descrivere delle cose così meravigliose al di fuori da quella finestra. L’infermiera rispose che l’uomo era cieco e non poteva nemmeno vedere il muro.
Forse voleva farle coraggio, disse.

lunedì 30 agosto 2010

Desolazione o divertimento?

... o troppo comico per essere vero?


Ti ricordiamo inoltre che il tuo indirizzo sara' custodito in base alla legge 675/96 sulla privacy.

Questo è il messaggio che TIM manda per "tranquillizzare" gli utenti di una propria newsletter... Peccato che quella "legge" (che in realtà era un DLgs) non sia più valida, essendo abrogata dal DLgs 196, del 2003... Siamo nel 2010 (avanzato).
Proprio divertente, se non fosse desolante.
7 anni e passa di tempo per aggiornare le proprie conoscenze, manco fosse la teoria della relatività

domenica 29 agosto 2010

Solipsismo politico

Alfano annuncia investimenti straordinari per il processo breve.
Ma non è Tremonti che poi decide a chi scucire i soldi e a chi no?

Una volta si diceva, di questo comportamento, "fare i conti senza l'oste", oppure "facile fare il signore con i soldi altrui"... adesso tutto ciò ha cambiato nome?

mercoledì 18 agosto 2010

Lietamente verso il precipizio

Il 21 di agosto, fra pochi giorni quindi, raggiungeremo il punto in cui la nostra amata terra non riuscirà a ricostituire, con le proprie forze, le scorte necessarie.
Da quel momento cominceremo a consumare ma la terra non ce la farà più a ricostruire.
Nuova linfa per gli artefici del nostro malefico modello di sviluppo? Pare che ce l'abbiano fatta.
Ma noi dobbiamo essere costruttivi e non disfattisti, quindi assistiamo e commentiamo un po' amaramente a questa ennesima picconata al futuro dei nostri figli e nipoti...

domenica 15 agosto 2010

Un tocco di frivolezza...

...che forse è una mazzata ferragostana... Sapevate di tutto ciò?
Rimango estasiato dalla inarrivabile profondità delle apparenze (per chi intende la citazione):
http://www.facebook.com/pages/Il-Bondolizer-10-il-primo-generatore-automatico-di-poesie-di-Sandro-Bondi/172107071152
http://gamberorotto.com/miscellanea/sandro-bondi-il-generatore-di-poesie/

e -anche se è imbarazzante ed impegnativo- qualcuno si è finalmente accorto che l'appartamento a Montecarlo è solo una copertura del vero "scandalo"...:
http://twitter.com/gamberorotto/statuses/20453007679

mercoledì 11 agosto 2010

Nel frattempo noi torniamo alle urne...


The fight for the future starts in California.

posted by: Dave R. 13 hours ago
The fight for the future starts in California.
23 comments
When California passed AB32, the landmark greenhouse gas (GHG) emissions reduction bill in 2006, Governor Schwarzenegger said;
"Using market-based incentives, we will reduce carbon emissions to 1990 levels by the year 2020. That's a 25 percent reduction. And by 2050, we will reduce emissions to 80 percent below 1990 levels. We simply must do everything in our power to slow down global warming before it's too late."  But the opposition apparently borrowed another quote from the governator:
"I'll be back." 
And back they are, with a coal and oil interest backed ballot initiative which seeks to overturn AB32 before most of the more significant pieces of it take effect. The fight reflects the two sides of the debate on what to do about global warming.
On one side are the folks who believe we must act, and who are also happy to assert that by taking action, we will create thousands of new green and 'clean tech' jobs, while reshaping our economy around energy conservation, clean technology, and renewable energy production. Not surprisingly Silicon Valley is firmly behind AB 32 and against efforts to repeal it. California imports a significant amount of electricity, and sources almost all if its coal, natural gas, and oil from outside the state. The prospect of breaking this dependency and reducing emissions through the use of technology represents a pretty exciting future, and many feel that the state will become more competitive as a result.

As Schwarzenegger also said;  
"Some have challenged whether AB 32 is good for businesses. I say unquestionably it is good for businesses. Not only large, well-established businesses, but small businesses that will harness their entrepreneurial spirit to help us achieve our climate goals. 

But on the other side are those who claim we should not act, and that the initiative will cost the state jobs while reducing GDP by as much as $100 Billion dollars over the next ten years. This case is being pressed by a consortium of oil refiners, truckers, and coal interests, who like things just the way they are. If California stands alone and energy costs rise in the state, this could be the future, as businesses move operations out of the state, and consumers seek out cheaper products and services from elsewhere, even if they have a higher embedded carbon footprint.
So if AB32 stands, apparently there are two very different possible futures in the Golden State. One in which the rest of the country scrambles to keep up with a new energy paradigm that makes California an economic engine, or one in which the burden of taking responsibility for emissions simply adds cost. Not coincidentally, this is the same debate that's going on in Washington over national climate legislation.
My guess is that the impact of AB32 will be closer to neutral, and certainly somewhere in between these two extremes: On one hand, energy costs will rise, which will hurt businesses and consumers. But California will use less, create energy jobs, and keep more money in the state. And in the long term, the  state will be protected from energy price shocks. One thing is certain: The big losers in all of these scenarios are those whose business models continue to be built around the demand for fossil fuel. And that's why they are putting up money to overturn AB32.
The economic consequences of meaningful and comprehensive emissions legislation won't be known for some time, and Californians are being asked to take a leap of faith.  An uncertain future is pretty scary, but scarier still is a failure to take action on curbing our addiction to fossil fuels and the consequences of that addiction.
As Thomas Jefferson said, "I like the dreams of the future better than the history of the past.”

martedì 10 agosto 2010

Per le vostre meditazioni serali, dall'ormai lontano 2002

Titolo della traccia della prova scritta di italiano, stabilita (incredibile ma vero, avete presente la Gelmini?) dal Ministero della Pubblica Istruzione per tutti gli ordini di scuole.

Il diverso troppo spesso scatena in noi diffidenza e odio piuttosto che curiosità e amore. Perché è così difficile accettare chi ha culture e idee diverse da noi, e in che modo, secondo la vostra opinione, si potrebbe instaurare un rapporto sereno con gli immigrati? Scrivete onestamente se considerate possibile arrivare a una unità di vedute sul problema, e se sarà possibile risolvere questo grave conflitto, nel comune interesse.

Purtroppo lo svolgimento di tale tema si è rivelato impossibile a causa del caos generato da un titolo decisamente troppo ermetico.
-           La confusione è iniziata nei collegi militari, dove nessuno è riuscito a capire il significato della parola diverso, e si è rapidamente estesa alle scuole di ogni ordine e grado.
-           I geometri si sono bloccati sull'espressione “troppo spesso”, in quando non sono riusciti a darle una rappresentazione matematica esatta: "Spesso quanto? 5 cm? 10cm? Non era forse meglio dire troppo poco sottile?".
-           I ragionieri si stanno ancora interrogando sul significato della parola “curiosità”.
-           Il termine “amore” ha creato problemi a molte categorie, dalle elementari fino all'università.
-           L’aggettivo “difficile” ha invece mandato in crisi i raccomandati di ogni ordine e grado.
-           La parola “accettare” ha spinto i ragazzi di Alleanza Nazionale a indire una movimentata assemblea in cui è stato deciso all'unanimità che tale forma verbale doveva chiaramente derivare dal sostantivo “accetta”. Di conseguenza tali studenti sono andati fuori tema dilungandosi nel descrivere come rendere più efficienti arnesi come scuri, asce e ogni altro attrezzo funzionale allo scopo di interagire con culture diverse.
-           I giovani aderenti alla Lega Nord hanno avuto delle insormontabili difficoltà nel comprendere la parola “culture”, da loro invano cercata sui più aggiornati dizionari della lingua padana.
-           I ragazzi di Comunione e Liberazione non conoscevano il significato della parola “idee”.
-           Problemi anche per gli studenti delle scuole cattoliche: la parola “opinione” è risultata del tutto sconosciuta ai ragazzi iscritti alle scuole gestite da gesuiti, mentre nelle scuole gestite da suore gli insegnanti hanno censurato il tema per via dell’espressione “rapporto sereno”. In tali istituti si è deciso di sostituire la traccia redatta dal Ministero con una più originale e adatta all'argomento del razzismo, ovvero il sempreverde: “il mio primo giorno di scuola”.
-           Tutti i giovani della sinistra hanno trovato incomprensibile la parola “unità”, e, nonostante gli incitamenti di Nanni Moretti, nessuno di loro è riuscito a svolgere il compito in maniera accettabile.
-           L’avverbio “onestamente” ha invece bloccato tutti i figli dei deputati di Forza Italia (oggi felicemente Popolo delle Libertà). A nulla è valso il generoso gesto del Cavalier Berlusconi che ha prontamente assunto l'incarico di Ministro della Pubblica Istruzione ad interim: la lentezza della solida burocrazia non gli ha permesso di modificare il testo incriminato nelle cinque ore previste per la consegna del compito.
-           Ma ciò che ha fatto definitivamente precipitare la situazione, rendendo di fatto impossibile il regolare svolgimento della prova, è stata l'interpretazione della frase finale del tema. La vicinanza di due fatidiche parole quali “conflitto” e “interesse” ha infatti fatto scoppiare una bagarre generale: urla, insulti, striscioni dappertutto.
-           I presidi hanno così deciso di votare seduta stante un provvedimento urgente per sanare la delicata situazione.
-           Al momento del voto i bidelli hanno lasciato le aule per protesta, ma nessuno se ne è accorto e così, a totale unanimità, è stato approvato il provvedimento che dichiara illegale il tema in questione, in quanto chiaramente frutto di un complotto giudiziario volto a denigrare la preparazione degli studenti e dei loro insegnanti.

Pezzo liberamente tratto da “L'incontinente bianco”, di Giobbe Covatta

Proibito proibire!

Una risata li seppellirà, si diceva un tempo...:

Repetita juvant

E se non è ancora chiaro:

Altri fondamentali, durante la giornata di lavoro

Da Boves, per non dimenticare:

lunedì 9 agosto 2010

Ricominciamo dai fondamentali (4)

E per ultimo, almeno per oggi, prima di sproloquiare sulle questioni maschio/femmina, uomo/donna, omicidi in aumento/in diminuzione, crisi dell'uomo e della donna e altre antinomie un po' troppo mediatiche, proviamo a fare davvero uno sforzo di intelligenza e leggiamocelo, cercando di comprenderlo:
http://it.wikipedia.org/wiki/Melanie_Klein

Ricominciamo dai fondamentali (3)

Allora, attenzione e pazienza, e vediamo se vi ritrovate.
Quello che aliena l'uomo, che lo allontana dallo sviluppo delle sue facoltà, non è più -come accadeva ai tempi di Marx- l'oppressione diretta del padrone ed il feticismo delle merci, bensì è lo spettacolo, che è un rapporto sociale tra individui mediato dalle immagini. Vi sovviene immediatamente qualcuno? Spero di sì.
Se non avete capito: Berlusca non ha bisogno di fare quello che deve fare Marchionne, ci pensano le sue televisioni e lui rimane pulito.
Una prima fase del dominio dell’economia sulla vita sociale aveva determinato un deragliamento dell’essere in avere. Oggi quel deragliamento si è ulteriormente spostato dall'avere all'apparire: una forma di assoggettamento psicologico totale, in cui ogni singolo individuo è isolato dagli altri ed assiste nella più totale passività allo svilupparsi di un eterno "presente", senza passato e che annulla ogni possibile futuro. La degradazione quindi di un sano principio di realtà (vivere nel "qui ed ora" per non smarrire il senso e il principio di realtà).

Lo spettacolo, di cui i mass media sono solo una delle molte espressioni, è parte fondante, imprescindibile ed essenziale della società contemporanea, ed il responsabile della perdita da parte del singolo di ogni tipo di individualità, personalità, creatività umane: la passività e la contemplazione sono ciò che caratterizza l'attuale condizione umana.

Ciò che rende lo spettacolo ingannevole e negativo è il fatto che esso rappresenta il dominio di una parte della società, l'economia, su ogni altro aspetto della società stessa; la mercificazione di ogni aspetto della vita quotidiana rompe quell'unità che caratterizza la condizione umana propriamente detta.

Più l'uomo contempla, e meno vive, più accetta di riconoscersi nelle immagini dominanti del bisogno, meno comprende la propria esistenza ed il proprio desiderio.

Ricominciamo dai fondamentali (2)

Per esempio:
Terrorismo. La democrazia spettacolare non intende essere giudicata in base ai propri meriti ma in base ai propri nemici. "La storia del terrorismo è scritta dallo stato. Quindi è educativa". La democrazia, in quanto spettacolare integrato, ha bisogno del terrorismo, dando luogo così ad una perfezione fragile, che deve essere preservata, garantendo l'immutabilità delle scelte governative.

domenica 8 agosto 2010

Ricominciamo dai fondamentali

Dice un proverbio arabo che se sei in ritardo dovresti fermarti, a pensare: così arriverai prima.
Anche Hugo Pratt ne ha disegnato (Corte sconta detta Arcana, Una ballata del mare salato).
Allora ripartiamo da zero e da quello che dovrebbe essere il nostro alfabeto, in modo da poter parlare di Berlusconi in modo serio, naturalmente smettendo di parlare dell'appartamento di Montecarlo di Fini, ricordandoci che era un fascista.
http://it.wikipedia.org/wiki/Guy_Debord

sabato 7 agosto 2010

Celebrazione serale (3)

E qui guardiamo persino nell'obiettivo!!!
Ancora buon compleanno, amica mia... Grazie della compagnia.

Celebrazione serale (2)

Qui andiamo già un po' meglio!

Celebrazione serale!!!

Qui siamo ancora un po' tesi per l'evento...

Per non dimenticare, resistere!

LA LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

Ero t
ornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.

Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010,  su “ La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell’esposizione  del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof.  Deaglio a Radio 24 tra le 17,30  e la 18,00 di Martedì 27 luglio 2010).
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria.
Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis.

Odorava di dignità

venerdì 6 agosto 2010

Nessun limite al peggio

Ecco qui testimonianza reale da Fontaniva.
Che la carta igienica sia "dolce" o nella "suite 250" non è naturalmente dato sapere...

mercoledì 4 agosto 2010

Info del giorno, ma cazzo perché non vengono mai date quelle serie???


Cari amici,
siamo molto felici di annunciarvi che giovedì 29 luglio abbiamo riaperto il Centro chirurgico di Lashkar-Gah.
Un giornalista ci ha chiesto "Perché?". Ma la risposta la sapete già: perché è il nostro lavoro, perché quell'ospedale serve, perché è l'unica struttura gratuita nella regione, perché quell'area è teatro di una guerra sempre più violenta, perché i 70 letti delle corsie - da quando è stato aperto e fino al giorno della sua forzata chiusura il 10 aprile scorso - sono sempre stati pieni. Perché la popolazione ne ha bisogno: e noi non abbiamo bisogno di altri perché.
Ancora grazie per il vostro sostegno.
A presto,
Cecilia Strada
Presidente di Emergency

domenica 23 maggio 2010

Appendice Mucche

Leghismo: Hai 2 mucche. Spargi la voce che una è nata sotto il Po e l'altra è nera e menti dicendo che stanno per essere uccise per questo. Il tuo popolo si accontenta di pensare che saranno fatte fuori in quanto diverse e non ti chiede nient'altro. Nel frattempo tu continui a fare soldi col latte che ti danno e con le mazzette che silvio ti dà per l'opzione di avere le due mucche che gli permettono di mettere in atto il berlusconismo.

giovedì 20 maggio 2010

Concorso senza premi: migliore definizione per leghismo/federalismo/bossismo

SOCIALISMO: Hai 2 mucche. Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il
latte con lui.
COMUNISMO: Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti fornisce il latte
secondo i tuoi bisogni.
FASCISMO: Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti vende il latte.
NAZISMO: Hai 2 mucche. Il governo prende la vacca bianca e uccide quella nera.
DITTATURA: Hai 2 mucche. La polizia te le confisca e ti fucila.
FEUDALESIMO: Hai 2 mucche. Il faudatario prende metà del latte e si tromba tua
moglie.
DEMOCRAZIA: Hai 2 mucche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.
DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA: Hai 2 mucche. Si vota per chi eleggerà la persona
che deciderà a chi spetta il latte
ANARCHIA: Hai 2 mucche. Lasci che si organizzino in autogestione.
CAPITALISMO: Hai 2 mucche. Ne vendi una per compare un toro ed avere dei
vitelli con cui iniziare un allevamento.
CAPITALISMO SELVAGGIO: Hai 2 mucche. Fai macellare la prima e obblighi la
seconda ad avere tanto latte come 4 mucche. Alla fine licenzi l'operaio che se
ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.
BERLUSCONISMO: Hai 2 mucche. Ne vendi 3 alla tua Società le quoti in borsa,
utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai
uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società
soggetta ad offerta pubblica e nell'operazione guadagni 4 mucche, beneficiando
anche di un abbattimeneto fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla
produzione del latte delle 6 mucche vengono trasferiti da un intermediario
panamense sul conto di una Società con sede alle isole Cayman, posseduta
clandestinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla
produzione del latte di 7 mucche. Nei libri contabili di questa Società
figurano 8 ruminanti con l'opzione di acquisto per un ulteriore animale. Nel
frattempo hai abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano. Qunado stanno
per beccarti diventi Presidente del Consiglio.
PRODISMO: Hai 2 mucche. Tu le mantieni, il governo ti prende il latte e ti
mette una tassa su: la stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane solo
lo sterco. Intanto è in approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei
rifiuti organici animali.
MASTELLISMO: Hai 2 mucche. Vai in giro promettendo di regalare il latte a
tutti e ti fai regalare altre 10 mucche. Con il latte ci riempi la piscina
della moglie a forma di conchiglia ... e contemporaneamente la fai nominare
presidentessa del consorzio per i sussidi bovini. Un giudice che vuole indagare
sulla questione lo trasferisci a Ponza. E dopo di ciò, quando ti vogliono in
carcere, inizi a piangere dicendo che tutti sono contro di te e che non fai
parte della casta
.

domenica 9 maggio 2010

Imperdibile!!!!!

http://www.radio24.ilsole24ore.com/popup/player.php?filename=100421-zzzoot.mp3

venerdì 7 maggio 2010

lunedì 3 maggio 2010

E se non basta il primo....

Non lo dimenticate!!!!!!!

Da non mancare!



http://www.comune.castellar.cn.it/ita/lemanifestazioni.asp
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/viaggi/grubrica.asp?ID_blog=63&ID_articolo=688&ID_sezione=457&sezione=
http://www.targatocn.it/it/internal.php?news_code=83140&cat_code=36
http://www.eventiesagre.it/Eventi_Feste/7704_Festival+degli+Spaventapasseri.html
http://www.eventiesagre.it/images/upload/image/sagre/2010/maggio/piemonte/castellar_festa_spaventapassari.jpg

venerdì 23 aprile 2010

Archeologia Informatica

Senza commenti, tranne il fatto che sono dei capolavori:

http://www.youtube.com/watch?v=q6fJNk-mx28&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=t0cjCpEX5Hk&NR=1

Peccato che ce se ne accorga sempre dopo.

domenica 28 marzo 2010

Copiata&Rimbalzata da una grande amica

Non è perché le cose sono difficili che non osiamo farle, è perché non osiamo farle che diventano difficili (Seneca)

Raccomandazione del giorno


Ecco, qui siamo un po' al limite del qualunquismo...

Però ci aiutano tanto a pensare così...

Info del giorno

Ricordatevi non solo di andare a votare, ma di votare giusto, per cambiare qualcosa.
E' questo il momento per esercitare il proprio diritto alla critica e/o al sostegno.

martedì 23 marzo 2010

Info del giorno

Lo so, sono assente da tempo.
Ma spero vi siate accorti che è tempo di tacere e non di parlare.

domenica 7 marzo 2010

Info del giorno

Del resto, dato che viviamo in un paese in cui questo è possibile:
http://www.style.it/vanitypeople/spy/little-italy/2010/03/03/fabrizio-corona-sono-intelligente-e-insegno-economia-all-universita.aspx
perché stupirsi o indignarsi?

Info del giorno

Care pirla e cari pirla che avete consumato diottrie a studiarvi le norme elettorali fino all'ultimo codicillo in corpo 2, avete consumato scarpe andando in giro a raccogliere firme regolari, vi siete congelati stazionando per ore ai banchetti per convincere i passanti a sottoscrivere le liste, avete rinunciato al tempo libero per inseguire gli autenticatori in capo al mondo e vi siete svegliati alle tre del mattino per presentarvi per tempo agli uffici elettorali, questo discorso a reti unificate è dedicato a voi imbecilli ancora convinti di vivere in uno Stato di diritto, in una democrazia fondata su elezioni regolari, cioè conformi alle leggi vigenti. Spiacente di informarvi, casomai non ve ne foste ancora accorti, che viviamo in un regime fondato sulla legge del più ricco e del più forte, di chi grida e minaccia di più. Una legge che varia a seconda delle esigenze del più prepotente. Se, putacaso, costui viola la legge, non ha sbagliato lui: è sbagliata la legge, che viene cambiata su due piedi. Se poi, putacaso, la Costituzione non lo consente, non è sbagliata la nuova legge: è sbagliata la Costituzione. Che si può cambiare come un calzino sporco. Se penso che da cinquant'anni mi chiamano il figlio del re per la mia somiglianza con Umberto II, mi scompiscio. Hanno sbagliato re: io sono l'erede di Vittorio Emanuele III, quello che nel 1922 non mosse un dito contro la marcia su Roma e nel 1943 se ne fuggì a Brindisi. Sempre di notte. Infatti quando ho firmato il decreto salva-Banana? Di notte. Del resto chi sono io per respingere una legge con messaggio motivato alle Camere come previsto dall articolo 74 della Costituzione? Mica sono il garante della Costituzione. L'ho già detto per lo scudo fiscale: se non firmo, quelli mi rimandano indietro la stessa legge e poi devo firmarla comunque: tanto vale farlo subito. A chi mi prospetta le dimissioni, rispondo che non conosco questa parola: sono in Parlamento dal 1953, figuriamoci. E in vita mia ho fatto ben di peggio che firmare leggi illegali: ho plaudito all'invasione sovietica dell'Ungheria, ho attaccato Berlinguer che evocava la questione morale, ero amico di Craxi, ho scritto pure alla vedova che il marito corrotto era un perseguitato.
Conosco l'obiezione: non c'è elezione senza qualche lista esclusa per ritardi o irregolarità. In Molise nel 2000 aveva vinto la sinistra con Giovanni Di Stasi, poi la destra di Michele Iorio fece ricorso contro alcune liste irregolari, Tar e Consiglio di Stato lo accolsero, si rifecero le elezioni e vinse Iorio che ancora governa. E il governo D'Alema non ci pensò neppure di fare un decreto per legalizzare le illegalità: peggio per lui, poi dicono che è intelligente. Del resto al Quirinale c'era ancora Ciampi, mica io. Due anni fa invece c'ero già io, quando alle Provinciali in Trentino venne esclusa, dopo i ricorsi di Lega e Pdl, la lista Udc alleata della sinistra. Nemmeno allora l'Unione pensò di salvare l'alleato con un decreto interpretativo: peggio per loro, pirla.

Ecco, care pirla e cari pirla: la prossima volta, anziché prendere sul serio la legge e rischiare l'assideramento per raccogliere le firme e presentarle in tempo utile, fate come me: statevene a casetta vostra davanti al caminetto, con la vestaglia di lana e le babbucce di velluto. Poi fate come i bananieri: all'ultima ora dell'ultimo giorno vi presentate in Corte d'Appello con le firme tarocche di Romolo Augustolo, George Clooney, Giovanni Rana e soprattutto Gambadilegno, magari vi fate pure un panino e una pennica per non arrivare proprio in orario, poi minacciate la marcia su Roma, portate in piazza una dozzina di esaltati, mi urlate buh sotto le finestre del Quirinale, mi fate sparare dai vostri giornali e io vi firmo la qualsiasi. Anche la lista della spesa, il menu del ristorante, la ricevuta del parrucchiere, lo scontrino dell'intimissimo. Tanto Santoro l'hanno chiuso e per un mese non rompe con le sue notizie: fa tutto Minzolini, che sta dalla parte del Banana, cioè dalla mia.

Statemi allegri. Il vostro presidente della Repubblica.
Vostro, si fa per dire.

Marco Travaglio

sabato 6 marzo 2010

Info del giorno

Anche se non pratica del lago, la moglie di un appassionato di pesca decide di uscire in barca da sola. Accende il motore, si spinge a poca distanza dalla riva e una volta arrivata spegne il motore, butta l'ancora e si immerge nella lettura di un libro.
Arriva una guardia forestale in barca, che le si avvicina e dice:
- Buongiorno signora, cosa sta facendo?
- Sto leggendo un libro, nel frattempo pensando "forse non si vede"?
- Lei si trova in una zona di pesca vietata, aggiunge la guardia, che si sente rispondere:
- Mi spiace agente, ma non sto pescando. Sto leggendo.
Vero è, ma lei ha tutta l'attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento. Devo portarla con me e fare rapporto.
- Caro agente, risponde la signora, se Lei lo fa dovrò denunciarla per molestia sessuale.
- Ma se non l'ho nemmeno toccata! Dice la guardia forestale
- Questo è vero, ma possiede tutta l'attrezzatura. Per quanto ne so potrebbe cominciare in qualsiasi momento.
Buona giornata signora, mormora la guardia andandosene.

Morale
Mai discutere con una donna che legge: è sicuro che sappia anche pensare.

venerdì 5 marzo 2010

Info del giorno

Non prenderà tanto tempo leggerlo, e ne sarà valsa la pena.
Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo.

Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini?
Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte
piuttosto che al giusto.
Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto.
Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei.
Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.
Qualunque cosa abbiate pensato il testo, scritto da Elsa Morante nel 1945, si riferisce a Mussolini.

giovedì 4 marzo 2010

Info del giorno

Il cosiddetto pasticcio in merito alla differenza fra formale e sostanziale è stato affrontato dai valutatori 10 anni fa. Naturalmente nessuno ha chiesto un'opinione...