Provateci e auguri per il tempo impiegato a riflettere!!!!!!!!!!!!
martedì 28 giugno 2011
lunedì 13 giugno 2011
NUMERO MAGICO!!!!!!!!!
25.915.094
Siamo vicini: 41,1% alle 22,00 di domenica!!!Roma al 46%, già superato quorum a Bologna, Firenze, Genova, Trento
domenica 12 giugno 2011
SI PUO' FARE!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Lo dice la destra: http://www.tgcom.mediaset.it/politica/articoli/1012292/e-il-giorno-dei-referendum-fiato-sospeso-per-il-quorum.shtml
E lo dice la sinistra: http://www.repubblica.it/
E lo dice la sinistra: http://www.repubblica.it/
4 croci su...
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
SI SI SI SI
sabato 11 giugno 2011
Le prossime sfide!
Guardare e fare tante, ma tante riflessioni...
http://news.bbc.co.uk/2/hi/ programmes/newsnight/9505747. stm
http://news.bbc.co.uk/2/hi/
venerdì 3 giugno 2011
Un altro sforzo, ancora!
Ricordarsi dei 4 sì da segnare sulle schede dei referendum il 12 e 13 giugno!!!
venerdì 27 maggio 2011
giovedì 26 maggio 2011
E anche questo non guasta
Dato che l'attualità vuole la sua parte, una nuova rivisitazione di una gran scena, con il nostro capo che esterna...
http://espresso.repubblica.it/ dettaglio/b-(di-nuovo)-urla- nel-bunker/2151599
http://espresso.repubblica.it/
Sono un po' assente, lo so...
E' periodo complicato, sempre un po' preso. Cerco di rimediare con qualcosa che in questi giorni ha ripreso tanta attualità...:
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e io fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e io fui sollevato perchè mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era nessuno a protestare.
Bertold Brecht
Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e io fui contento perchè rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perchè mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali e io fui sollevato perchè mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perchè non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me e non c'era nessuno a protestare.
Bertold Brecht
lunedì 9 maggio 2011
Riflessione
Una delle cose più pericolose che ci possa capitare è che le cose URGENTI prendano il posto delle cose IMPORTANTI.
Non so chi l'abbia detta, ma c'é da pensarci su seriamente.
Non so chi l'abbia detta, ma c'é da pensarci su seriamente.
sabato 30 aprile 2011
Che schifo!
Senza limiti e freni, che schifo, ripeto!
“Alla fine la farsa è apparsa chiara, la manovra svelata: Pierferdinando Casini e l’UdC hanno strumentalizzato una questione delicata e seria come il biotestamento, nella speranza di farla diventare parte integrante della campagna elettorale e della quotidiana polemica politica. Alla farsa si è prontamente prestato il presidente del Consiglio, con la sua “lettera”, nella quale accusa ‘i giudici che colmano il vuoto con iniziative più o meno estemporanee’… Più che una preoccupazione, alla prova dei fatti si è rivelata una barzelletta di pessimo gusto…”.
“Prima Casini chiede di invertire il punto all’ordine del giorno sulle Dichiarazioni anticipate di trattamento della Camera, per discuterlo ‘senza ulteriori rinvii, in particolare per il rischio che, in mancanza di un'iniziativa legislativa siano i giudici a colmare il vuoto con iniziative più o meno estemporanee’; dà così per scontata l’interpretazione berlusconiana di quello che starebbe accadendo nel nostro paese, ma al tempo stesso mostrando di ignorare quello che accade quotidianamente in tante stanze di ospedale e nelle camere da letto dei malati di questo paese. Poi, quasi a pentirsi preventivamente per quello che stava per porre in essere, dice di augurarsi ‘che nessuno voglia strumentalizzare una questione molto seria e che ci sia la serenità necessaria per dibattere in modo approfondito questioni così delicate... che non sono parte né della campagna elettorale imminente, né della nostra, purtroppo quotidiana, polemica politica, ma fanno parte delle scelte esistenziali che un Parlamento in alcune circostanze è chiamato ad assumere”.
Un’ora dopo, quando si deve passare all’esame delle proposte emendative, colpo di scena: il Presidente della Commissione Bilancio Giorgetti informa l’Aula che la Commissione Bilancio ‘non ha potuto esprimere il proprio parere perché il Governo ha chiesto un supplemento di tempo per il supporto tecnico della Ragioneria di Stato.” E chiede la sospensione dei lavori. Ma possibile che né l’UdC né la Presidenza sapesse che NON SI POTEVA procedere con l’esame del provvedimento?
Appuntamento comunque per giovedì mattina. Nel frattempo alle 18,15 la Commissione Bilancio si riunisce, e in 15 minuti netti disbriga i propri obblighi sull’articolo 1, e rinvia ad altra data l’esame sul resto degli emendamenti.
Giovedì, come fissato, alle 9,30 riprendono i lavori d’Aula ma bisogna attendere più di tre ore, e finalmente alle 13 si apprende che la Conferenza dei capigruppo ha deciso di posticipare al 18-19 maggio la discussione sulle DAT. Non un deputato dell’UDC fiata. Dov’è finita l’urgenza di cui avevano parlato il giorno prima?
E allora interveniamo noi: “Signor Presidente, il Presidente Leone ha letto molto velocemente il calendario dei lavori, ma mi è parso di cogliere una data molto importante: quella del 18 e del 19 maggio entro la quale, anzi, nella quale riprenderemo i lavori sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, cioè fra tre settimane. L'iniziativa dell'UdC e dell'onorevole Casini, che hanno voluto anticipare la discussione sulle dichiarazioni anticipate di trattamento, in realtà, si è trasformata in un posticipo… Ci saremmo aspettati dall'UdC, che aveva tutta questa urgenza di discutere questo importantissimo documento, una sia pur minima reazione… Di certo, quella che è stata venduta ai cittadini come una grande iniziativa politica si è rivelata, alla prova dei fatti, nemmeno dopo ventiquattr'ore, una «bolla» mediatico-elettorale, ancora una volta, sulla pelle dei cittadini, ma anche sulla dignità di questo Parlamento. Non c’era nessuna necessità di posticipare il dibattito sulle dichiarazioni anticipate di trattamento che erano all'ordine del giorno. Ieri avremmo potuto chiudere la discussione di oggi; e oggi, avremmo potuto affrontare il resto dei temi, che discuteremo invece la prossima settimana; e la prossima settimana, senza agitazioni propagandistiche, avremmo discusso con tranquillità le dichiarazioni anticipate di trattamento. Questo modo di trattare quest'Aula e i deputati è indecoroso e viola anche il buon senso, il senso comune. Non vorremmo che, di fronte a fatti come questi -nei telegiornali di ieri sera e nei quotidiani di stamattina non si parla d'altro- domani, venisse meno l'attenzione rispetto ad un fatto molto semplice: l'UdC e l'onorevole Casini si sono presi gioco di questo Parlamento, perché impegnati in campagna elettorale.”
Tutto ciò si può definire solo in un modo: ancora una brutta, volgare, cinica speculazione. L’ennesima.
Antonietta Farina Coscioni
mercoledì 27 aprile 2011
martedì 26 aprile 2011
Flashback
Sarebbe importante che tutti quelli di noi che oggi (giustamente) contestano, si ricordassero di come è iniziata:
lunedì 25 aprile 2011
domenica 24 aprile 2011
venerdì 22 aprile 2011
MEMENTO
Ricordatevi del 12 e 13 giugno e dei referendum!
REFERENDUM : LA PARTECIPAZIONE POPOLARE CONTRO IL GOVERNO E I POTERI FORTI L’approvazione al Senato dell’emendamento che sancisce la rinuncia temporanea al nucleare rende evidente la volontà di governo e poteri forti di aprire la guerra ai referendum del prossimo 12-13 giugno. Diversi interessi convergono in questa direzione e con una chiara strategia. Dal punto di vista del premier, tutto muove dal panico che una doppia sconfitta popolare –alle elezioni amministrative (Milano in primis) e ai referendum- faccia definitivamente crollare una maggioranza tenuta assieme solo dagli interessi di innumerevoli clan oliati con prebende e posti di potere per garantirne la fedeltà. Dal punto di vista dei poteri forti -multinazionali, capitale finanziario e lobby territoriali trasversali agli schieramenti politici- tutto muove dalla consapevolezza che, in particolare con i referendum per l’acqua, le politiche liberiste , per la prima volta dopo decenni, possano essere sconfitte e sanzionate da un voto democratico e popolare, aprendo scenari di modifica dei rapporti di forza culturali e politici nell’intero Paese e di ridiscussione complessiva sull’insostenibilità dell’attuale modello liberista. Ecco perché, pur utilizzando la sovranità popolare come feticcio ad ogni occasione, questa diventa il peggiore degli incubi quando possa pronunciarsi davvero.
Ma come in ogni disvelamento, con la mossa sul nucleare, il Governo e i poteri forti dimostrano tutta la loro debolezza, dimostrando come il popolo dell’acqua e quello contro il nucleare siano già maggioranza nel Paese, talmente evidente da non poterne accettare il libero confronto e il conseguente voto. Non sappiamo cosa deciderà la Corte di Cassazione in merito. Sappiamo per certo che da oggi e fino ad allora –intorno alla seconda metà di maggio- la campagna comunicativa sarà tutta orientata a dire che il referendum sul nucleare non ci sarà, depotenziando l’attenzione dell’opinione pubblica. Possiamo già prevedere, inoltre, che la strategia non si fermerà qui : già ieri Federutility –la lobby delle SpA che gestiscono il servizio idrico- si è infervorata chiedendo analogo intervento sull’acqua “per impedire due referendum disastrosi”, sapendo su questo di poter contare anche sul consenso di una parte dell’opposizione parlamentare, quella più direttamente legata alle multiutilities delle grandi città. Il gioco si fa duro e dunque noi dobbiamo “diventare duri mantenendo intatta la nostra tenerezza”.
Da un parte occorre rivendicare i referendum come fine in sé, ovvero come fondamentale espressione della sovranità popolare, tanto più in questa situazione di sostanziale sequestro della democrazia in questo Paese : occorre dire con forza e in tutte le sedi che il diritto delle donne e degli uomini a decidere sulla politica energetica è insopprimibile e non può divenire variabile dipendente dalle tattiche politiche di palazzo. Dall’altra occorre contare sulla ricchezza –non congelabile da nessun emendamento- dell’esperienza del popolo dell’acqua : quella diffusione reticolare che ha rimesso in moto le energie positive di milioni di donne e uomini che, tutti i giorni e in ogni angolo del Paese, stanno compiendo il più importante processo di autoeducazione popolare degli ultimi decenni, costruendo consapevolezze e intessendo legami sociali, di cui nessun grande mass media parlerà, ma che potrebbero costituire l’elemento decisivo per la vittoria ai referendum.
Contemporaneamente va subito lanciata una campagna per ottenere ora e senza ulteriori tentennamenti ciò che è altrettanto insopprimibile : il diritto all’informazione. Per questo occorre mobilitarsi subito contro i boicottaggi interni alla Commissione di Vigilanza Rai, che impediscono l’approvazione del regolamento per le trasmissioni televisive, premere su tutte le reti pubbliche e private e sui grandi organi di informazione perché diano adeguata informazione, chiedere ad ogni ente locale di svolgere il proprio ruolo istituzionale favorendo l’informazione e la partecipazione dei cittadini. Vogliono pregustare la torta di 60 miliardi del business dell’acqua, a noi il compito di rendergli evidente che l’acqua ha un legittimo impedimento : è nostra.
Marco Bersani Attac Italia
REFERENDUM : LA PARTECIPAZIONE POPOLARE CONTRO IL GOVERNO E I POTERI FORTI L’approvazione al Senato dell’emendamento che sancisce la rinuncia temporanea al nucleare rende evidente la volontà di governo e poteri forti di aprire la guerra ai referendum del prossimo 12-13 giugno. Diversi interessi convergono in questa direzione e con una chiara strategia. Dal punto di vista del premier, tutto muove dal panico che una doppia sconfitta popolare –alle elezioni amministrative (Milano in primis) e ai referendum- faccia definitivamente crollare una maggioranza tenuta assieme solo dagli interessi di innumerevoli clan oliati con prebende e posti di potere per garantirne la fedeltà. Dal punto di vista dei poteri forti -multinazionali, capitale finanziario e lobby territoriali trasversali agli schieramenti politici- tutto muove dalla consapevolezza che, in particolare con i referendum per l’acqua, le politiche liberiste , per la prima volta dopo decenni, possano essere sconfitte e sanzionate da un voto democratico e popolare, aprendo scenari di modifica dei rapporti di forza culturali e politici nell’intero Paese e di ridiscussione complessiva sull’insostenibilità dell’attuale modello liberista. Ecco perché, pur utilizzando la sovranità popolare come feticcio ad ogni occasione, questa diventa il peggiore degli incubi quando possa pronunciarsi davvero.
Ma come in ogni disvelamento, con la mossa sul nucleare, il Governo e i poteri forti dimostrano tutta la loro debolezza, dimostrando come il popolo dell’acqua e quello contro il nucleare siano già maggioranza nel Paese, talmente evidente da non poterne accettare il libero confronto e il conseguente voto. Non sappiamo cosa deciderà la Corte di Cassazione in merito. Sappiamo per certo che da oggi e fino ad allora –intorno alla seconda metà di maggio- la campagna comunicativa sarà tutta orientata a dire che il referendum sul nucleare non ci sarà, depotenziando l’attenzione dell’opinione pubblica. Possiamo già prevedere, inoltre, che la strategia non si fermerà qui : già ieri Federutility –la lobby delle SpA che gestiscono il servizio idrico- si è infervorata chiedendo analogo intervento sull’acqua “per impedire due referendum disastrosi”, sapendo su questo di poter contare anche sul consenso di una parte dell’opposizione parlamentare, quella più direttamente legata alle multiutilities delle grandi città. Il gioco si fa duro e dunque noi dobbiamo “diventare duri mantenendo intatta la nostra tenerezza”.
Da un parte occorre rivendicare i referendum come fine in sé, ovvero come fondamentale espressione della sovranità popolare, tanto più in questa situazione di sostanziale sequestro della democrazia in questo Paese : occorre dire con forza e in tutte le sedi che il diritto delle donne e degli uomini a decidere sulla politica energetica è insopprimibile e non può divenire variabile dipendente dalle tattiche politiche di palazzo. Dall’altra occorre contare sulla ricchezza –non congelabile da nessun emendamento- dell’esperienza del popolo dell’acqua : quella diffusione reticolare che ha rimesso in moto le energie positive di milioni di donne e uomini che, tutti i giorni e in ogni angolo del Paese, stanno compiendo il più importante processo di autoeducazione popolare degli ultimi decenni, costruendo consapevolezze e intessendo legami sociali, di cui nessun grande mass media parlerà, ma che potrebbero costituire l’elemento decisivo per la vittoria ai referendum.
Contemporaneamente va subito lanciata una campagna per ottenere ora e senza ulteriori tentennamenti ciò che è altrettanto insopprimibile : il diritto all’informazione. Per questo occorre mobilitarsi subito contro i boicottaggi interni alla Commissione di Vigilanza Rai, che impediscono l’approvazione del regolamento per le trasmissioni televisive, premere su tutte le reti pubbliche e private e sui grandi organi di informazione perché diano adeguata informazione, chiedere ad ogni ente locale di svolgere il proprio ruolo istituzionale favorendo l’informazione e la partecipazione dei cittadini. Vogliono pregustare la torta di 60 miliardi del business dell’acqua, a noi il compito di rendergli evidente che l’acqua ha un legittimo impedimento : è nostra.
Marco Bersani Attac Italia
Iscriviti a:
Post (Atom)







